In un’epoca in cui tutti parlano di ciò che il digitale ha tolto all’informazione, pochi vedono ciò che ha messo a disposizione. Tra algoritmi che decidono cosa leggiamo e piattaforme che dominano la distribuzione, esiste un’altra storia: quella degli strumenti concreti, spesso sconosciuti alle redazioni, che oggi possono aiutare chi rischia di chiudere a restare in piedi. La tecnologia, se compresa e governata, è un alleato da conoscere a fondo.
La paura dei media di affrontare il vero nodo, la necessità di trovare un equilibrio sostenibile con le Big Tech, principali partner strategici del settore, sta uccidendo il giornalismo più della trasformazione digitale in sé.
Nel 2024, il 75% del traffico globale ai siti di news è stato veicolato principalmente da Google e Meta. I colossi tecnologici hanno cambiato radicalmente le regole del gioco digitale: offrono anche risorse e strumenti utili per la sostenibilità economica e tecnologica delle testate giornalistiche. Eppure solo una manciata di grandi testate si è impegnata seriamente a costruire un modello alternativo indipendente.
Come manager di Evolution Group, una delle principali tech company nel mondo editoriale, ho visto da vicino il valore delle partnership con le redazioni. Oggi editori e giornalisti hanno accesso a strumenti avanzati come Pinpoint e News Consumer Insights di Google: migliorano l’efficienza operativa e la qualità del lavoro giornalistico, e aiutano a convertire utenti occasionali in lettori fedeli, un fattore decisivo per la sostenibilità economica delle testate.
Eppure i media continuano a cercare il prossimo “deal” con la Big Tech e rinunciano a costruire canali diretti con lettori e inserzionisti. È un meccanismo sistemico: le redazioni investono risorse per ottimizzare i contenuti secondo gli algoritmi delle piattaforme e perdono, un po’ alla volta, il controllo dei dati degli utenti, della libertà editoriale, dell’indipendenza economica.
Ignorare questo problema è un errore economico fatale, oltre che deontologico. Ogni click ottenuto oggi grazie a Google o Meta è un lettore che potrebbe essere perso domani per un semplice Update.
Il ruolo delle Big Tech a sostegno del giornalismo
Google è leader indiscusso nel supporto al giornalismo digitale. Attraverso la Google News Initiative (GNI), ha investito oltre 300 milioni di dollari per finanziare più di 7.000 progetti editoriali in 120 paesi, con iniziative specifiche per innovazione, sostenibilità economica e lotta alla disinformazione. Strumenti come Google Pinpoint hanno rivoluzionato il lavoro investigativo, consentendo ai giornalisti di analizzare rapidamente centinaia di migliaia di documenti tramite intelligenza artificiale e tecnologie OCR. Subscribe with Google, dal suo lato, ha aiutato gli editori a guadagnare più di 500.000 nuovi abbonati digitali, creando una relazione diretta e profittevole con i lettori.
Google ha anche sviluppato News Consumer Insights, una soluzione strategica pensata per aiutare le redazioni a trasformare i visitatori occasionali in lettori fedeli. Questo strumento fornisce analisi dettagliate sui comportamenti dei lettori, consentendo ai media di adottare strategie mirate per fidelizzare gli utenti e incrementare i ricavi dagli abbonamenti digitali.
Meta, attraverso il Meta Journalism Project, ha destinato 600 milioni di dollari al giornalismo locale e al fact-checking. Programmi come CrowdTangle hanno fornito strumenti essenziali per monitorare le conversazioni sui social network, migliorando significativamente la capacità delle redazioni di intercettare notizie rilevanti in tempo reale.
Apple, con Apple News+, ha introdotto un modello di distribuzione premium basato sulla curatela umana, raggiungendo oltre 125 milioni di utenti mensili. Nonostante il modello di revenue-sharing critico, il servizio ha offerto un nuovo canale per raggiungere un pubblico ampio, soprattutto per riviste e contenuti di nicchia.
Microsoft ha supportato il giornalismo locale con la Journalism Initiative, collaborando con OpenAI per integrare l’AI nelle redazioni. Programmi pilota negli USA hanno permesso a testate locali di sperimentare strumenti avanzati come GPT-4 per velocizzare il reporting investigativo e aumentare la produttività giornalistica.
OpenAI, grazie a strumenti come GPT-4 e Whisper, ha offerto alle redazioni capacità avanzate di sintesi, trascrizione e generazione automatica di contenuti, consentendo di concentrare le risorse redazionali su attività giornalistiche ad alto valore aggiunto.
Perché una collaborazione efficace con le Big Tech è essenziale
Sottovalutare il potenziale delle partnership con i grandi player del settore è un errore economico e strategico. Il traffico generato da Google e Meta, oltre ai finanziamenti diretti, è una risorsa indispensabile per molte testate: garantisce sostenibilità finanziaria e amplifica i contenuti.
Gli strumenti forniti dalle Big Tech, basti vedere quelli offerti da Google, offrono enormi potenzialità per incrementare l’efficienza operativa e migliorare la qualità del giornalismo. Tuttavia, questi strumenti spesso restano poco noti o scarsamente utilizzati dalle redazioni.
Il nostro ruolo come consulenti è anche questo: accompagnare i partner nella comprensione delle logiche degli algoritmi e nell’individuare le opportunità spesso nascoste.
Soltanto chi, come noi, lavora da anni dietro le quinte del grande show dell’editoria digitale può conoscere a fondo queste opportunità e metterle davvero in evidenza per gli editori e le redazioni che le devono mettere a terra.
Una riflessione
Le redazioni devono considerare le Big Tech alleati strategici, da coinvolgere in collaborazioni durature e produttive. Conta sfruttare al massimo gli strumenti e le opportunità che offrono, per rafforzare indipendenza editoriale e sostenibilità economica nel lungo periodo, più che discutere se sia possibile farne a meno.
Chi continua a inseguire il prossimo accordo con Google o Meta, senza investire su questi strumenti né su una relazione diretta con i lettori, si condanna a dipendere per sempre da regole scritte da altri.



