C’è una ricerca su Google in cui chi compete ha in mano gli strumenti per costruirsi la risposta: “miglior consulente SEO”. Chi si posiziona lì è, per mestiere, la persona più attrezzata al mondo per posizionarcisi, e ne esce una SERP unica nel suo genere, una classifica che non misura chi è il migliore ma chi è più bravo a dirselo.
Abbiamo iniziato a monitorarla in modo continuativo per capire chi la occupa, con che tipo di pagine, con quale autorevolezza reale e cosa rispondono le AI alle stesse domande. E anticipiamo il finale: quando le AI rispondono senza cercare sul web, questa classifica scompare. Prima di cominciare, una premessa doverosa. Sequel è esclusa dalla rilevazione per costruzione, perché il nostro ruolo qui è misurare, non partecipare.
Miglior consulente SEO
Come leggere questi numeri
Ogni giorno rileviamo i primi dieci risultati organici di Google Italia su diverse varianti della ricerca, sempre con gli stessi parametri, e quello che pubblichiamo è l’aggregato, cioè la posizione media di ciascun sito e quante varianti presidia. I movimenti compariranno settimana dopo settimana, e li mostreremo solo quando superano il rumore naturale delle oscillazioni. Nei giorni in cui Google dichiara un core update in corso, lo segnaliamo. E c’è una cosa che chi lavora su questi dati impara in fretta: le risposte generate dalle AI cambiano perfino riformulando leggermente la stessa domanda. Una fotografia singola vale poco, per questo rileviamo ogni giorno e leggiamo le tendenze sulla serie, non sulla singola rilevazione.
Come funziona questo mondo
Per chi non è del settore, posizionarsi su una ricerca come questa richiede un lavoro tecnico che gli addetti ai lavori conoscono bene, fatto di contenuti pensati per la query e di segnali di autorevolezza costruiti nel tempo. È un lavoro vero, che chi lo sa fare dimostra proprio posizionandosi. Il punto quindi non è se funzioni, ma cosa dimostra, perché la classifica premia la capacità di posizionarsi, che è una parte del mestiere, e non dice nulla sulla qualità della consulenza che riceverai. Vale una premessa di metodo che ripeteremo spesso: qui non si giudicano i singoli, si descrive un sistema di incentivi che il settore conosce bene e che i dati permettono finalmente di misurare.
Basta guardare l’anatomia della classifica per capire di che mondo parliamo. Ci convivono tre specie di pagine: le classifiche dei migliori consulenti scritte da un consulente che compare in cima alla propria lista, le pagine promozionali e qualche presidio social.
Le nostre rilevazioni fotografano un pattern ricorrente, difficile da scambiare per una casualità. Queste pagine raramente si posizionano per il valore di ciò che c’è scritto. A spingerle è quasi sempre una costruzione fatta nel tempo: domini su cui è stata costruita autorevolezza, siti ottimizzati dal punto di vista delle performance e backlink distribuiti in modo troppo ordinato per nascere da citazioni spontanee. Sono livelli diversi che convergono verso lo stesso risultato in classifica, e letti insieme dicono molto più di quanto dica ciascuno da solo. I numeri aggregati, aggiornati a ogni rilevazione, sono questi:
Tra questi numeri, quello che pesa di più è il segnale delle fonti condivise: le stesse sorgenti esterne ricorrono nei profili di più siti in classifica contemporaneamente. Più i profili si appoggiano alle stesse fonti, meno quei link raccontano un’autorevolezza indipendente.
Com’è composta la SERP
La pagina dei risultati non è fatta solo di posizioni organiche. Sulle varianti di questa ricerca compaiono, a seconda dei giorni, la risposta AI di Google, il local pack con la mappa, le domande degli utenti e gli annunci. Li misuriamo a ogni rilevazione, perché raccontano quanta attenzione resta davvero ai dieci link blu.
Il blocco che pesa di più è la risposta AI, che su questa famiglia di ricerche compare sulla maggior parte delle varianti. È la conferma sul campo di quanto scritto più sopra, le domande accendono le risposte generate, e significa che chi presidia questa classifica oggi compete anche con la risposta che Google scrive da sola.
Che vantaggi dà essere tra i migliori consulenti SEO in questa classifica?
Su questo posso portare un’esperienza diretta. Per dodici anni ho lavorato come libero professionista e in classifiche come questa ci sono entrato anche io, su ricerche come “web agency Roma” o “migliore web agency Roma”. Le chiamiamo vanity keyword e il nome è onesto, ma sarebbe superficiale liquidarle. Arrivare primi su una ricerca che il cliente stesso può ripetere davanti a te è una forma di prova sociale che in fase di trattativa fa sempre scena, genera contatti ed è una vetrina reale. I numeri di questa pagina spiegano anche perché il gioco sia così affollato, visto che il costo d’ingresso, misurato in autorevolezza da guadagnare, è tra i più bassi che si possano osservare su una query commerciale.
Poi però bisogna chiedersi anche cosa porta realmente alla chiusura di un contratto. Il cliente che cerca un partner per un progetto di valore non si limita a fare la domanda su Google: chiede in giro, incrocia le referenze, va a vedere i risultati su casi simili al suo, ascolta come ne parla il settore. Nella mia esperienza la quota di fatturato arrivata dalle vanity keyword è sempre rimasta minoritaria, perché chi ti trova in una classifica ti confronta con la classifica, mentre chi arriva da una referenza ha già deciso metà della trattativa prima di chiamarti.
La differenza la fa quello che chiamiamo brand, la somma delle prove che un mercato accumula su di te nel tempo, la presenza nei luoghi dove le decisioni si formano, sul web e ormai nelle risposte delle AI, ma anche nelle relazioni professionali, negli eventi dove porti dati e non slogan, nei risultati che i clienti raccontano ad altri clienti. Un profilo link si mette insieme in qualche settimana, e i dati qui sopra lo dimostrano. Diventare un brand richiede anni, e le tracce che hai seminato in rete, il tuo reale knowledge graph, è il tuo vero asset, quello che pesa davvero sugli LLM.
Cosa rispondono le AI alla stessa domanda?
Uno studio della Washington University su oltre 55.000 ricerche ha misurato che le risposte AI di Google si accendono su circa una ricerca su otto, ma quando la ricerca è formulata come una domanda la quota supera il 64%. “Chi è il miglior consulente SEO” è esattamente una di quelle domande, e per questo osserviamo le due arene insieme, la classifica dei risultati e le risposte generate.
Abbiamo posto le stesse domande a ChatGPT, Claude e Gemini, nelle due condizioni in cui un utente può incontrarli. Con la navigazione attiva, che è l’esperienza tipica di chi usa questi strumenti oggi, cinque dei dieci siti in classifica vengono citati, perché l’assistente consulta il web e ritrova in parte la stessa SERP che stiamo osservando. Poi abbiamo rifatto le stesse domande chiedendo ai modelli di rispondere sulla loro sola conoscenza, senza cercare nulla, e la classifica è quasi scomparsa. Nessuno dei dieci viene citato. Al loro posto compaiono le figure riconosciute della community SEO italiana, con anni di contenuti, conferenze e riconoscimento tra pari alle spalle. La classifica delle citazioni è qui sotto.
La distanza tra quei due numeri è il dato più interessante di questa pagina. Finché l’assistente naviga, chi presidia Google conserva una rendita di posizione. La conoscenza consolidata dei modelli, quella che emerge quando non c’è una ricerca ad appoggiarli, premia invece una reputazione costruita nel tempo. Sono due mondi che si stanno riequilibrando, e l’osservatorio misurerà in che direzione.
Le AI seguono il ranking di Google?
È la domanda che gli addetti ai lavori si fanno da mesi, e sul mercato italiano una prima risposta c’è: la correlazione si vede, perché i siti citati dalle AI hanno una posizione media di 3.1 contro il 6.6 di quelli ignorati. Stare in alto aumenta la probabilità di essere ripescati, anche se non la garantisce. Sarà una delle metriche che seguiremo nel tempo, perché racconta quanto della visibilità nelle AI sia oggi, semplicemente, visibilità su Google al secondo grado.
I nostri stessi confronti tra classifica e risposte generate mostrano però quanto questa rendita sia fragile: motori diversi pescano da insiemi di fonti in gran parte separati, e una parte delle fonti citate dalle AI in prima pagina non c’è proprio. Posizionarsi bene e venire citati restano due partite diverse, e vanno misurate separatamente.
Cosa raccontano i dati
Questa classifica misura il presidio, la costanza e la tecnica di chi ci sta dentro, informazioni utili purché lette per quello che sono. Se state scegliendo un partner, chiedere a Google “chi è il migliore” vi restituisce esattamente questa classifica, quella che avete appena visto. La domanda che aiuta davvero è un’altra, ed è specifica: il migliore per il vostro settore e per il vostro problema. Per il mondo dei media, per esempio, i criteri che contano li abbiamo raccolti in una guida sui migliori consulenti SEO per editori, dove si parla di Discover, Google News e monetizzazione del traffico.
L’osservatorio continuerà a misurare, settimana dopo settimana, chi sale, chi scende, cosa cambia quando Google aggiorna i suoi sistemi e quanto la distanza tra la SERP e le risposte delle AI si allarga o si chiude. I dati faranno il resto.
Fonti richiamate nel testo: Xu, Iqbal e Montgomery, “Measuring Google AI Overviews”, Washington University, 2026; Grossman e altri, “How Generative AI Disrupts Search”, ACM SIGIR, 2026.
