C’è un paradosso affascinante dietro una delle ricerche più competitive di Google: “miglior consulente SEO”. Pensaci: chi si contende questa prima pagina è, per definizione, la persona tecnicamente più attrezzata per costruirne il risultato. Quello che ne emerge è una SERP unica nel suo genere, una sorta di vetrina tecnica che finisce per premiare chi è più bravo ad auto-incoronarsi.
Da luglio 2026 abbiamo deciso di accendere i riflettori su questa bolla. L’elenco di chi sale e chi scende è la parte facile. Vogliamo misurare quanta reale autorità di brand ci sia dietro questi posizionamenti e, soprattutto, mettere a confronto Google con i motori generativi. Ti anticipo subito il dato che fa riflettere di più in ottica di business. Nell’estate 2026, quando abbiamo chiesto alle AI di rispondere basandosi solo sulla loro conoscenza pregressa, senza pescare dalla ricerca web, l’intera prima pagina di Google è semplicemente scomparsa.
Prima di cominciare, una premessa doverosa. Sequel è esclusa dalla rilevazione per costruzione, perché qui il nostro mestiere è misurare, e chi misura non può stare in classifica.
Miglior consulente SEO
Come leggere questi numeri
Rileviamo con regolarità i primi dieci risultati organici di Google Italia su diverse varianti della ricerca, sempre con gli stessi parametri, e pubblichiamo l’aggregato della settimana, cioè per ogni sito la posizione media e il numero di varianti che presidia. L’ordine tiene conto di tutte e due le cose. Chi è primo su una sola variante e chi compare ovunque in fondo alla pagina occupano la SERP in modi diversi, e nessuno dei due numeri da solo racconta tutto.
I movimenti li mostriamo solo quando superano il rumore naturale delle oscillazioni, e quando Google dichiara un aggiornamento in corso lo segnaliamo sopra la classifica. C’è poi una cosa che chi lavora su questi dati impara in fretta: le risposte generate dalle AI cambiano perfino riformulando di poco la stessa domanda. Una fotografia singola vale poco, e per questo le tendenze le leggiamo sulla serie.
Come funziona questo mondo
Per chi non è del settore, posizionarsi su una ricerca come questa richiede un lavoro tecnico che gli addetti ai lavori conoscono bene, fatto di contenuti pensati per la query e di segnali di autorevolezza costruiti nel tempo. È un lavoro vero, che chi lo sa fare dimostra proprio posizionandosi. Che funzioni è fuori discussione. La domanda è cosa dimostra, perché la classifica premia la capacità di posizionarsi, che è una parte del mestiere, e dice poco sulla qualità della consulenza che riceverai. Vale una premessa di metodo che ripeteremo spesso. Qui descriviamo un sistema di incentivi che il settore conosce bene e che i dati permettono finalmente di misurare, e i singoli restano fuori dal giudizio.
L’anatomia della classifica dice subito di che mondo parliamo. Le pagine che si contendono questa ricerca sono quasi sempre di quattro tipi. Ci sono le classifiche dei migliori consulenti scritte da un consulente che si mette in lista, le pagine promozionali di chi offre il servizio, le guide su come scegliere e gli elenchi di fornitori compilati da piattaforme e directory. Quanto pesa ciascun tipo cambia nel tempo, a volte di molto, e il blocco sull’anatomia qui sopra lo ricalcola a ogni rilevazione.
Poi c’è il lato meno visibile, quello dei link. Nelle analisi di luglio e di novembre 2026 un dato non si è mosso. Le pagine in classifica avevano pochissimi link propri, e a sostenerle era l’autorevolezza del dominio che le ospita, costruita nel tempo con contenuti, citazioni e a volte campagne di link. Gli altri segnali invece cambiano, ed è lì che conviene guardare. Quando molti link usano come testo la parola chiave esatta, o quando le stesse fonti esterne ricorrono nei profili di più siti in classifica, il profilo racconta una costruzione deliberata più che citazioni spontanee. I numeri dell’ultima analisi, con la sua data, sono qui sotto.
Il segnale da leggere con più attenzione è quello delle fonti condivise. Quando le stesse sorgenti esterne compaiono nei profili di molti siti in classifica, quei link raccontano meno un’autorevolezza indipendente, che dietro ci sia una rete costruita per spingere i posizionamenti o soltanto le stesse piattaforme che citano tutti. La natura delle fonti la verifichiamo una per una nel nostro archivio. In pagina pubblichiamo solo l’aggregato, perché qui interessa il sistema.
Cosa è cambiato nel tempo
Questa parte la aggiorniamo quando la serie mostra un cambiamento che regge, sempre con la data delle rilevazioni a cui si riferisce.
Autunno 2026. Durante lo spam update di settembre, che Google ha distribuito dal 24 settembre all'8 ottobre, le classifiche scritte in casa che da luglio stavano più in alto hanno perso una parte del loro spazio, pur restando al primo posto. Nelle settimane successive ne hanno recuperato un po’. Il calo vero è arrivato dopo, in una sola settimana, tra la rilevazione del 26 ottobre e quella del 2 novembre, senza aggiornamenti dichiarati da Google in quei giorni. Il 2 novembre le pagine che a luglio occupavano i primi posti erano uscite dai primi dieci risultati su tutte e quattro le varianti, e la classifica aggregata contava una sola classifica scritta in casa tra i primi dieci siti. Al loro posto erano salite guide su come scegliere un consulente, elenchi di fornitori e pagine promozionali. Una rilevazione sola non basta per parlare di un cambio stabile, e saranno le prossime settimane della serie a dirlo.
Anche i profili link sono cambiati insieme alla classifica. Nell’analisi di luglio un’unica fonte esterna compariva nei profili di nove siti su dieci, in quella di novembre, fatta sui nuovi dieci, nessuna fonte superava i quattro profili. In tutte e due le analisi, invece, le pagine in classifica avevano in mediana un solo dominio che le linkava, e con così pochi link le anchor a match esatto dicono poco. A luglio le dieci pagine erano linkate in tutto da nove domini e un solo link usava la parola chiave esatta, a novembre nessuno.
Com’è composta la SERP
Oltre alle posizioni organiche, sulle varianti di questa ricerca compaiono, a seconda dei giorni, la risposta AI di Google, il local pack con la mappa, le domande degli utenti e gli annunci. Li misuriamo a ogni rilevazione, perché raccontano quanta attenzione resta davvero ai dieci link blu.
Quando compare, il blocco che pesa di più è la risposta AI di Google. È la conferma sul campo che le domande accendono le risposte generate, e significa che chi presidia questa classifica compete anche con la risposta che Google scrive da sola. Su quante varianti si accenda, lo dice il blocco qui sopra.
Che vantaggi dà essere tra i migliori consulenti SEO in questa classifica?
Su questo punto esco dai grafici e porto la mia esperienza diretta. Per anni, lavorando come libero professionista, ho presidiato classifiche identiche per ricerche come “web agency Roma” o “miglior web agency”. Nel nostro settore le chiamiamo vanity keyword e, siamo onesti, funzionano benissimo per il palcoscenico. Arrivare primi su una query che il cliente può digitare in tempo reale durante una riunione offre una prova sociale immediata. Fa scena, è un’ottima vetrina e genera lead. E visto che il “costo tecnico d’ingresso” per posizionarsi è rimasto finora sorprendentemente basso, come mostrano i dati sui link qui sopra, è ovvio che sia una partita super affollata.
Ma c’è una domanda più importante: cosa porta realmente alla firma di un contratto?
Il cliente strutturato, quello che cerca un partner per un progetto ad alto valore, non si ferma mai al primo risultato su Google. Usa la classifica come spunto, poi va oltre: chiede referenze, incrocia i dati, analizza i casi studio simili al suo. Nella mia esperienza, la quota di fatturato reale generata da queste ricerche è sempre stata marginale. Il motivo è puro posizionamento percepito: chi ti trova in una lista ti paragona agli altri nomi della lista (spesso in una gara al ribasso sul prezzo), mentre chi ti cerca per autorevolezza ha già chiuso mentalmente metà della trattativa prima ancora di chiamarti.
Qui entra in gioco la vera discriminante: il brand.
Il brand è la somma delle prove di valore che un mercato accumula su di te nel tempo. È la tua presenza nei luoghi in cui si formano le decisioni: nei panel di settore dove porti numeri e non slogan, nel passaparola tra clienti, nelle relazioni professionali. Un profilo link ottimizzato si mette in piedi in qualche settimana. Diventare un’entità riconosciuta richiede anni. Sono queste le tracce reali che semini in rete, il tuo vero knowledge graph, ed è esattamente questo l’asset che oggi pesa davvero per gli LLM e che ti fa comparire nelle risposte delle AI, ben oltre le tecniche di posizionamento.
Cosa rispondono le AI alla stessa domanda?
Le domande sono il terreno naturale delle risposte generate, e “chi è il miglior consulente SEO” è esattamente una di quelle domande. Per questo osserviamo le due arene insieme, la classifica dei risultati e le risposte generate.
A ogni aggiornamento poniamo la stessa domanda a un assistente AI con la ricerca web attiva, che è l’esperienza tipica di chi usa questi strumenti oggi, e contiamo quanti dei dieci siti in classifica compaiono nella risposta. Navigando, l’assistente può ritrovare la stessa SERP che stiamo osservando oppure pescare altrove, e capita anche che non ne citi nessuno. Quanti e quali lo dice la classifica qui sotto, accanto alla posizione che ogni sito ha su Google.
Nelle prime rilevazioni, nell’estate 2026, abbiamo provato anche la condizione opposta, chiedendo a ChatGPT, Claude e Gemini di rispondere sulla sola conoscenza del modello, senza cercare nulla. Nessuno dei dieci siti in classifica veniva citato. Al loro posto comparivano le figure riconosciute della community SEO italiana, con anni di contenuti, conferenze e riconoscimento tra pari alle spalle. Abbiamo ripetuto la prova l'8 novembre 2026 con le stesse domande. Dei dieci siti in classifica è comparso soltanto l’elenco di agenzie di Semrush, e i nomi che gli assistenti fanno oggi sono nel blocco qui sotto.
Il confronto tra le due arene è il dato più interessante di questa pagina. Quando l’assistente naviga, chi presidia Google può conservare una rendita di posizione. La conoscenza consolidata dei modelli, quella che emerge quando non c’è una ricerca ad appoggiarla, premia invece una reputazione costruita nel tempo. Sono due mondi che si stanno riequilibrando, e l’osservatorio misura in che direzione.
Le AI seguono il ranking di Google?
È la domanda che gli addetti ai lavori si fanno da mesi. Nelle rilevazioni dell’estate 2026, sul mercato italiano, una prima risposta c’era, perché i siti citati dagli assistenti stavano in media più in alto di quelli ignorati. Stare in alto aumentava la probabilità di essere ripescati senza garantirla, e misurava quanto della visibilità nelle AI fosse, semplicemente, visibilità su Google al secondo grado. Nelle settimane in cui l’assistente non riprende nessuno dei dieci il confronto perde forza, ed è un’altra ragione per leggerlo sulla serie.
Quando nell’estate 2026 abbiamo messo a confronto tre assistenti, ciascuno riprendeva siti diversi della classifica, con poche sovrapposizioni, e la maggior parte delle fonti citate da ChatGPT in prima pagina non c’era proprio. Posizionarsi bene e venire citati restano due partite diverse, e vanno misurate separatamente.
Come scegliere un consulente SEO o un’agenzia
Se stai scegliendo un partner, chiedere a Google “chi è il migliore” ti restituisce la classifica che hai appena visto. Le domande utili sono altre, e sono le stesse che facciamo noi quando un cliente ci chiede di valutare un fornitore.
- Risultati che puoi verificare. Casi su progetti simili al tuo, con numeri controllabili e referenze che puoi chiamare. Un caso senza date e senza dati resta una promessa.
- Cosa dimostra la sua posizione. Una classifica in cui l’autore si mette in lista prova che sa posizionarsi, ed è una parte del mestiere. Chiedi cosa ha ottenuto per i clienti, oltre che per sé.
- Il metodo prima del prezzo. Cosa analizza per primo, come misura i risultati, cosa ti consegna e ogni quanto. Chi lo sa spiegare in dieci minuti di solito lo sa anche fare.
- Consulente o agenzia. Un consulente ti dà una persona che conosce il tuo sito a fondo, un’agenzia ti dà più competenze e continuità quando il lavoro tocca contenuti, sviluppo e dati insieme. Conta chi lavorerà davvero sul tuo progetto, quindi chiedi i nomi.
- I segnali d’allarme. Il primo posto garantito, lo stesso pacchetto per tutti, nessun accesso ai dati del tuo sito.
- Il tuo settore. Un e-commerce, una testata, un’attività locale e un’azienda B2B hanno problemi diversi. Per il mondo dei media i criteri li abbiamo raccolti in una guida sui migliori consulenti SEO per editori, dove si parla di Discover, Google News e monetizzazione del traffico.
- Le risposte delle AI. Una parte delle ricerche ormai finisce in una risposta generata, come mostra il blocco sulla SERP qui sopra. Chiedi come misura la tua presenza in quelle risposte, e con quali dati.
Cosa raccontano i dati
Questa classifica misura il presidio, la costanza e la tecnica di chi ci sta dentro, informazioni utili purché lette per quello che sono.
L’osservatorio continuerà a misurare, settimana dopo settimana, chi sale, chi scende, cosa cambia quando Google aggiorna i suoi sistemi e quanto la distanza tra la SERP e le risposte delle AI si allarga o si chiude. I dati faranno il resto.



